É esta hoje a pergunta que sai de uma entrevista a Giuseppe Cossiga, sub-secretário da Defesa do actual Governo italiano, publicada no Il Sussidiario, e que reproduzo abaixo. A questão é premente e cadente.
A esse propósito sendo também importante ler a resposta que hoje no Sol com a sua habitual coragem, Pedro Santana Lopes dá sobre o caso Relvas.
Politica SCENARIO/ Cossiga: perchè nessuno conta le "vittime" di magistrati e giornali?
INT. Giuseppe Cossiga
venerdì 1 giugno 2012
Dai tesorieri di partito ai grandi manager della finanza, dai parlamentari ai presidenti di regione, l’agenda politica e mediatica italiana continua a essere scandita dalle inchieste delle procure. «Quando si crea un vuoto decisionale e le elite politiche collassano gli ordini tendono a trasformarsi in potere, a cominciare dalla magistratura» commentava qualche giorno fa il professor Giulio Sapelli su queste colonne.
«In un paese sano l’azione giudiziaria dovrebbe portare alla condanna di chi commette reati. In Italia però a nessuno sembra più interessare come vadano a finire i processi. Soprattutto quando si tratta di politica, conta più il polverone che il giudizio finale» dice a IlSussidiario.net l’On. Giuseppe Cossiga, già sottosegretario alla Difesa e figlio dell’indimenticato ex presidente della Repubblica. «E così, più che perseguire le ipotesi di reato per arrivare al più presto alle condanne e alle assoluzioni, alcune persone, che evidentemente si sentono investite del ruolo di tutori della democrazia, inseguono la propria visibilità costruendo castelli accusatori il cui unico obiettivo sembra la distruzione mediatica del proprio bersaglio».
Come si spiega questo fenomeno?
Vede, io non credo che ci sia dietro un disegno. Se confrontiamo infatti questa stagione all’ultima nella quale la giustizia ha giocato un ruolo determinante, cioè Tangentopoli, è evidente che la magistratura in questo caso è meno strutturata nel perseguimento di determinati obiettivi.
Vent’anni fa un potere attaccò un altro potere, quella a cui stiamo assistendo oggi mi sembra invece una “caccia libera” portata avanti da “cacciatori liberi” nei confronti della parte più debole del sistema.
Che sarebbe?
La politica.
Non si rischia di passare dalla retorica anti-Casta al vittimismo?
No, il fatto è che la Seconda Repubblica non è stata in grado di rafforzarsi davanti agli occhi dell’opinione pubblica. E così oggi l’uomo politico è impotente, di qualunque nefandezza venga accusato, l’opinione pubblica è pronta a condannarlo.
Il problema è che il conto della “vittime” non lo fa nessuno. Quante persone sono state distrutte da un sistema in cui ciò che conta è l’accusa sparata sui giornali per poi veder crollare l’impianto accusatorio a distanza di anni, nel silenzio più assoluto dei media?
Ho visto dei colleghi parlamentari andare in carcere con 27 capi di accusa che coprivano tutti le ipotesi di reato, per poi uscire dopo mesi come se niente fosse…
Nella sua analisi l’informazione sembra avere un ruolo importante.
Anche la stampa a mio avviso dovrebbe fare una riflessione su quanto sta accadendo. Non parlo solo della carta stampata perché siamo immersi in un mondo in cui una pluralità di strumenti crea e diffonde notizie nell’arco di trenta secondi. Chi è in grado di gestire questi meccanismi sembra addirittura in grado di creare una sorta di realtà virtuale che modifica la percezione della realtà. Parallelamente, sembra andare perso il senso critico per cui si tende a credere a qualunque cosa, come se tutte le voci e gli strumenti avessero la stessa credibilità.
È un tema estremamente complesso, ovviamente, e impone una grandissima prudenza se si vuole cercare di migliorare la regolamentazione.
Tornando all’aspetto politico, in questi anni anche maggioranze incredibilmente ampie, che avevano messo in agenda la riforma della giustizia sono tornate a mani vuote. Per quale motivo secondo lei?
Mi sono comunque fatto l’idea che la paura di alterare equilibri consolidati abbia fermato anche i governi più intenzionati a risolvere il problema. In questo la politica, e il governo di cui ho fatto parte, ha sicuramente fallito. La “rivoluzione liberale” non è stata realizzata e non possiamo illuderci che oggi la facciano i tecnici.
E come potrà tornare a essere credibile la politica dopo questa parentesi?
L’errore più grave in questo momento di difficoltà sarebbe quello di seguire l’onda dell’opinione pubblica, come fanno i movimenti anti-sistema. La politica deve tornare ad avere il coraggio di spiegare anche le questioni complesse, anche se si corre il rischio della sconfitta e dei fischi in piazza. Chi insegue il risultato immediato e il facile applauso non andrà lontano.
Detto questo, se si continua ad alimentare l’anti-politica le persone di qualità abbandoneranno questo campo e sceglieranno di starne alla larga il più possibile.
Da ultimo, un suggerimento al suo partito, il Pdl, alle prese con un dibattito sul suo possibile rilancio.
Per prima cosa il Popolo della Libertà dovrebbe smettere di dire che è tutto da rifare e dovrebbe tornare a fare proposte politiche serie sui temi che stanno cari alla gente. Altrimenti ogni giorno possiamo anche annunciare grandi cambiamenti senza nemmeno sapere per quale motivo e soprattutto per quali obiettivi dobbiamo farlo.
© Riproduzione riservata.http://www.ilsussidiario.net/News/
Foi o diário da acção política de um deputado do PSD, eleito por Braga, e agora é-o de um cidadão que desejando contribuir activamente para a organização do bem comum, procura invadir esse âmbito (da política) com aquele gosto de vida nova que caracteriza a experiência cristã. O título "POR CAUSA DELE" faz referência ao manifesto com o mesmo título, de Comunhão e Libertação, publicado em Janeiro de 2003 (e incluído no Blog).
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sexta-feira, junho 01, 2012
Porque ninguém conta as vítimas dos Magistrados e dos Jornalistas?
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domingo, janeiro 08, 2012
Alarme sobre a Hungria: a cristianofobia pois então
No Il Sussidiário aparece esta entrevista com um deputado italiano que me vem confirmar a suspeita com que estava, ou seja, se por trás de todo este alarme em torno da Hungria, do seu Governo e da sua Constituição, não está de facto o preconceito anti-cristão (no caso católico) e esta forma de tolerância que passa sempre pela exclusão de alguém (no caso de 60% do eleitorado hungaro que apoia o partido democrata-cristão no poder) dos lobbies abortista, gay e laicista, os três principais pilares da cristianofobia (a fobia do cristianismo) que cresce na Europa Ocidental.
Vale pois a pena ler esta entrevista de Luca Volonté, deputado da UDC:
Esteri
UNGHERIA/ Volontè (Ppe): dietro l’ostilità dell'Europa per Orbán c’è un pregiudizio anticristiano
INT.
Luca Volontè
venerdì 6 gennaio 2012
Il caso Ungheria è sulle pagine dei maggiori quotidiani negli ultimi giorni. L'Unione europea ha infatti incaricato una speciale commissione di indagare se nel Paese centroeuropeo sia in gioco la libertà, se si viva in clima di democrazia o di dittatura. Accuse assai gravi, rincarate nelle ultime ore da un'esplicita richiesta fatta dagli esponenti dei partiti socialista e liberale al Parlamento europeo: applicare l'articolo 7 della Costituzione europea che prevede sanzioni politiche per "violazione di democrazia e libertà". L'Ungheria, dal 2010, da quando cioè è in carica come capo del governo Viktor Orbán che guida una maggioranza di coalizione cristiano democratica, è al centro delle polemiche. Un anno fa infatti ci fu grande discussione per una riforma della Costituzione ungherese definita anti democratica, e anche allora una commissione del Parlamento europeo si incaricò di seguire la situazione. Orbán, peraltro, è già stato primo ministro ungherese dal 1998 al 2002. IlSussidiario.net ha chiesto a Luca Volontè, esponente al Parlamento europeo dell'Udc, di spiegare che cosa stia realmente accadendo nel Paese. "Quello che stiamo leggendo sui giornali in questi giorni" dice Volontè "a proposito dell'Ungheria ricalca esattamente quello che si è scritto a proposito del candidato del Partito repubblicano Rick Santorum". Spiega Volontè: "In entrambi i casi si presentano delle persone o dei partiti come ultra conservatori e paladini della destra più retrograda solo perché si ispirano alle radici cristiane o in alcuni casi si dichiarano cattolici". Questo, aggiunge, è assolutamente inaccettabile: "Presentare cioè i fatti a partire da un pregiudizio sulla fede religiosa della persona è un modo di agire che applica un punto di vista che fa perdere la definizione dell'oggetto che stiamo osservando".
Onorevole Volontè, le accuse mosse al governo ungherese sono gravi. Lei ritiene che abbiano un fondamento?
Ritengo che la Commissione europea abbia fatto le sue valutazioni per giungere a dichiararsi preoccupata di quello che succede in Ungheria. Non conosco nel merito le leggi che questa commissione vuole indagare, ma ritengo di poter dire che non esista nessun elemento per dire che la democrazia sia finita e che l'Ungheria stia andando verso una dittatura o una nuova forma di autoritarismo.
Non è la prima volta che il governo di Viktor Orbán è al centro delle polemiche.
Infatti, e quanto sta succedendo in questi giorni mi ricorda quanto successo circa un anno fa. Quello che si legge sui nostri giornali e non solo è una esatta replica di quanto già scritto in merito alla discussione sulla costituzione ungherese. Ripeto: la commissione avrà fatto le sue valutazioni per spingersi a intervenire, ma dobbiamo aspettare che si vengano a sapere le valutazioni in merito. E' già successo e sempre in Ungheria: un'altra commissione europea aveva posto alcuni problemi fondamentali sulla Costituzione ungherese e poi nel mese di giugno si è capito che tutte le riforme chieste dalla commissione a partire dalla legge sui mass media erano state inserite senza alcun problema dalla maggioranza che governa il Paese.
Socialisti e liberali europei hanno chiesto di applicare l'articolo 7 della Costituzione europea che prevede sanzioni politiche come la sospensione del diritto di voto in Consiglio europeo.
Questa richiesta è la conferma di un pregiudizio francamente incredibile. Ogni volta che si parla di Ungheria a livello europeo i socialisti e i liberali europei prima ancora di conoscere il merito del problema e se davvero esiste un problema, chiedono sanzioni e boicottaggi o espulsione dell'Ungheria come già chiedevano un anno fa nel contesto europeo per via del problema della Costituzione.
Dunque lei ritiene che si tratti di una operazione a tavolino per screditare l'attuale governo?
Prendiamo atto che c'è una preoccupazione a livello europeo, ma cerchiamo di capire qual è il merito delle leggi cardinali che non convincono la commissione europea rispetto agli standard europei. Nello stesso tempo io personalmente guardo con grande serenità a quello che accade in Ungheria, conosco molto bene sia il leader del partito Fidesz che quello del partito democristiano e so quanto credano negli standard dei diritti umani e dei valori europei.
Tra l'altro Orbán ha già governato senza che ci fossero stati problemi, dal 1998 al 2002.
Infatti. Ma le faccio un esempio. Da quando in Ungheria è tornata la democrazia per lunghi anni hanno governato socialisti e liberali e dall'inizio degli anni Novanta si è aperta con loro la procedura di riforma costituzionale, per cambiare una costituzione ancora legata al periodo marxista. Se Orbán dunque ha un merito è quello di aver fatto partire questa riforma e di averla messa in atto.
Si insiste sul fatto che la riforma elettorale non sia garante di democrazia.
Come le ho detto, conosco personalmente questi politici, che guidano una coalizione che ha più del 60% della maggioranza e so che applicano il loro impegno in modo democratico. La riforma elettorale ungherese è stata pensata a partire da legislazioni presenti nel contesto europee. E' una riforma elettorale che dà più rappresentanza agli enti locali e dovrebbe dunque essere interessante anche per un Paese come il nostro che guarda da vent'anni a una forma di federalismo. Come dicevo in precedenza, stiamo assistendo alla solita polemica facile da parte di socialisti e liberali che parte da un pregiudizio fondamentale.
Quale?
C'è una maggioranza ampia in Ungheria, una maggioranza che ha avuto l'ardire di concludere una riforma costituzionale aperta da vent'anni e che per di più ha avuto l'ardire di inserire riferimenti nella costituzione stessa ai valori cristiani della nazione ungherese e citato la famiglia come fondata sul matrimonio. Ecco il pregiudizio di fondo dentro i quali vengono trovati singoli spunti che possono alimentare una polemica.
Non si tiene poi conto che l'Ungheria ha un passato storico assai complesso, contraddistinto da una delle più sanguinose repressioni, quella sovietica, della storia europea.
Certamente: una delle questioni ancora aperte in Ungheria - ma anche altri Paesi dell'est - è l'assoluta mancanza di presa di coscienza di cosa accaduto in Europa occidentale, con evidenti coperture culturali date ai regimi imposti dai sovietici e al comunismo. E ciò emerge anche in questa polemica contro la colazione cristiano democratica ungherese.
Un pregiudizio che distorce i fatti, in definitiva.
La pregiudiziale contro l'Ungheria fa parte di un certo approccio culturale italiano di sinistra ampiamente usato da moltissimi organi di stampa italiani. Guardiamo come è stato definito il candidato Usa repubblicano Santorum, che conosco peraltro personalmente: un ultra conservatore paladino della destra più ottusa. Poi leggendo fra le righe o ai servizi della tv si capisce che questa accusa è esattamente quella mossa al partito di Orbán, ultra conservatori e retrogradi solo perché si ispirano alle radici cristiane o in alcuni casi sono cattolici. Ciò è assolutamente inaccettabile. La libertà di parola è concessa a tutti, ma presentare i fatti a partire da un pregiudizio sulla fede religiosa delle persone fa perdere la definizione dell'oggetto che stiamo osservando.
© Riproduzione riservata.
Vale pois a pena ler esta entrevista de Luca Volonté, deputado da UDC:
Esteri
UNGHERIA/ Volontè (Ppe): dietro l’ostilità dell'Europa per Orbán c’è un pregiudizio anticristiano
INT.
Luca Volontè
venerdì 6 gennaio 2012
Il caso Ungheria è sulle pagine dei maggiori quotidiani negli ultimi giorni. L'Unione europea ha infatti incaricato una speciale commissione di indagare se nel Paese centroeuropeo sia in gioco la libertà, se si viva in clima di democrazia o di dittatura. Accuse assai gravi, rincarate nelle ultime ore da un'esplicita richiesta fatta dagli esponenti dei partiti socialista e liberale al Parlamento europeo: applicare l'articolo 7 della Costituzione europea che prevede sanzioni politiche per "violazione di democrazia e libertà". L'Ungheria, dal 2010, da quando cioè è in carica come capo del governo Viktor Orbán che guida una maggioranza di coalizione cristiano democratica, è al centro delle polemiche. Un anno fa infatti ci fu grande discussione per una riforma della Costituzione ungherese definita anti democratica, e anche allora una commissione del Parlamento europeo si incaricò di seguire la situazione. Orbán, peraltro, è già stato primo ministro ungherese dal 1998 al 2002. IlSussidiario.net ha chiesto a Luca Volontè, esponente al Parlamento europeo dell'Udc, di spiegare che cosa stia realmente accadendo nel Paese. "Quello che stiamo leggendo sui giornali in questi giorni" dice Volontè "a proposito dell'Ungheria ricalca esattamente quello che si è scritto a proposito del candidato del Partito repubblicano Rick Santorum". Spiega Volontè: "In entrambi i casi si presentano delle persone o dei partiti come ultra conservatori e paladini della destra più retrograda solo perché si ispirano alle radici cristiane o in alcuni casi si dichiarano cattolici". Questo, aggiunge, è assolutamente inaccettabile: "Presentare cioè i fatti a partire da un pregiudizio sulla fede religiosa della persona è un modo di agire che applica un punto di vista che fa perdere la definizione dell'oggetto che stiamo osservando".
Onorevole Volontè, le accuse mosse al governo ungherese sono gravi. Lei ritiene che abbiano un fondamento?
Ritengo che la Commissione europea abbia fatto le sue valutazioni per giungere a dichiararsi preoccupata di quello che succede in Ungheria. Non conosco nel merito le leggi che questa commissione vuole indagare, ma ritengo di poter dire che non esista nessun elemento per dire che la democrazia sia finita e che l'Ungheria stia andando verso una dittatura o una nuova forma di autoritarismo.
Non è la prima volta che il governo di Viktor Orbán è al centro delle polemiche.
Infatti, e quanto sta succedendo in questi giorni mi ricorda quanto successo circa un anno fa. Quello che si legge sui nostri giornali e non solo è una esatta replica di quanto già scritto in merito alla discussione sulla costituzione ungherese. Ripeto: la commissione avrà fatto le sue valutazioni per spingersi a intervenire, ma dobbiamo aspettare che si vengano a sapere le valutazioni in merito. E' già successo e sempre in Ungheria: un'altra commissione europea aveva posto alcuni problemi fondamentali sulla Costituzione ungherese e poi nel mese di giugno si è capito che tutte le riforme chieste dalla commissione a partire dalla legge sui mass media erano state inserite senza alcun problema dalla maggioranza che governa il Paese.
Socialisti e liberali europei hanno chiesto di applicare l'articolo 7 della Costituzione europea che prevede sanzioni politiche come la sospensione del diritto di voto in Consiglio europeo.
Questa richiesta è la conferma di un pregiudizio francamente incredibile. Ogni volta che si parla di Ungheria a livello europeo i socialisti e i liberali europei prima ancora di conoscere il merito del problema e se davvero esiste un problema, chiedono sanzioni e boicottaggi o espulsione dell'Ungheria come già chiedevano un anno fa nel contesto europeo per via del problema della Costituzione.
Dunque lei ritiene che si tratti di una operazione a tavolino per screditare l'attuale governo?
Prendiamo atto che c'è una preoccupazione a livello europeo, ma cerchiamo di capire qual è il merito delle leggi cardinali che non convincono la commissione europea rispetto agli standard europei. Nello stesso tempo io personalmente guardo con grande serenità a quello che accade in Ungheria, conosco molto bene sia il leader del partito Fidesz che quello del partito democristiano e so quanto credano negli standard dei diritti umani e dei valori europei.
Tra l'altro Orbán ha già governato senza che ci fossero stati problemi, dal 1998 al 2002.
Infatti. Ma le faccio un esempio. Da quando in Ungheria è tornata la democrazia per lunghi anni hanno governato socialisti e liberali e dall'inizio degli anni Novanta si è aperta con loro la procedura di riforma costituzionale, per cambiare una costituzione ancora legata al periodo marxista. Se Orbán dunque ha un merito è quello di aver fatto partire questa riforma e di averla messa in atto.
Si insiste sul fatto che la riforma elettorale non sia garante di democrazia.
Come le ho detto, conosco personalmente questi politici, che guidano una coalizione che ha più del 60% della maggioranza e so che applicano il loro impegno in modo democratico. La riforma elettorale ungherese è stata pensata a partire da legislazioni presenti nel contesto europee. E' una riforma elettorale che dà più rappresentanza agli enti locali e dovrebbe dunque essere interessante anche per un Paese come il nostro che guarda da vent'anni a una forma di federalismo. Come dicevo in precedenza, stiamo assistendo alla solita polemica facile da parte di socialisti e liberali che parte da un pregiudizio fondamentale.
Quale?
C'è una maggioranza ampia in Ungheria, una maggioranza che ha avuto l'ardire di concludere una riforma costituzionale aperta da vent'anni e che per di più ha avuto l'ardire di inserire riferimenti nella costituzione stessa ai valori cristiani della nazione ungherese e citato la famiglia come fondata sul matrimonio. Ecco il pregiudizio di fondo dentro i quali vengono trovati singoli spunti che possono alimentare una polemica.
Non si tiene poi conto che l'Ungheria ha un passato storico assai complesso, contraddistinto da una delle più sanguinose repressioni, quella sovietica, della storia europea.
Certamente: una delle questioni ancora aperte in Ungheria - ma anche altri Paesi dell'est - è l'assoluta mancanza di presa di coscienza di cosa accaduto in Europa occidentale, con evidenti coperture culturali date ai regimi imposti dai sovietici e al comunismo. E ciò emerge anche in questa polemica contro la colazione cristiano democratica ungherese.
Un pregiudizio che distorce i fatti, in definitiva.
La pregiudiziale contro l'Ungheria fa parte di un certo approccio culturale italiano di sinistra ampiamente usato da moltissimi organi di stampa italiani. Guardiamo come è stato definito il candidato Usa repubblicano Santorum, che conosco peraltro personalmente: un ultra conservatore paladino della destra più ottusa. Poi leggendo fra le righe o ai servizi della tv si capisce che questa accusa è esattamente quella mossa al partito di Orbán, ultra conservatori e retrogradi solo perché si ispirano alle radici cristiane o in alcuni casi sono cattolici. Ciò è assolutamente inaccettabile. La libertà di parola è concessa a tutti, ma presentare i fatti a partire da un pregiudizio sulla fede religiosa delle persone fa perdere la definizione dell'oggetto che stiamo osservando.
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terça-feira, novembro 22, 2011
Três artigos com muito interesse: Espanha, Itália (Berlusconi) e Homoparentalidade
Realmente e muitas vezes a leitura diária com interesse não está nos jornais mas na Internet.
De como Berlusconi não está morto mas com tempo e até 2013 se pode retomar a iniciativa politica e não deixar a Itália cair na armadilha socialista: aqui.
Um juizo implacável sobre a Espanha de Zapatero e todo um programa que a nova maioria do PP tem pela frente (um artigo do meu amigo Mário Mauro, eurodeputado da Forza Itália, um amigo de Portugal e dos católicos que por cá tentam construir uma presença de serviço do bem comum, especialista em liberdade de educação, orador no primeiro encontro do Fórum para a Liberdade de Educação).
Um artigo brilhante do Padre Gonçalo Portocarrero sobre a ideologia de género e a insidiosa ofensiva gay da homoparentalidade, saído no blog do Padre Nuno Serras Pereira.
De como Berlusconi não está morto mas com tempo e até 2013 se pode retomar a iniciativa politica e não deixar a Itália cair na armadilha socialista: aqui.
Um juizo implacável sobre a Espanha de Zapatero e todo um programa que a nova maioria do PP tem pela frente (um artigo do meu amigo Mário Mauro, eurodeputado da Forza Itália, um amigo de Portugal e dos católicos que por cá tentam construir uma presença de serviço do bem comum, especialista em liberdade de educação, orador no primeiro encontro do Fórum para a Liberdade de Educação).
Um artigo brilhante do Padre Gonçalo Portocarrero sobre a ideologia de género e a insidiosa ofensiva gay da homoparentalidade, saído no blog do Padre Nuno Serras Pereira.
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