Mostrar mensagens com a etiqueta Obama. Mostrar todas as mensagens
Mostrar mensagens com a etiqueta Obama. Mostrar todas as mensagens

sexta-feira, abril 11, 2014

Obama ou de como a natureza humana nos aproxima a todos e, sim, quase, todos os homens somos iguais, e as mulheres também...;-)


O episódio foi este (no enterro de Mandela) e vale a pena ver com atenção e sorrir com a atitude de cada personagem:



O que originou este post (ou de como quase todas as mulheres são iguais...;-):


Mas também felizmente, como, quase, todos os homens (e com o perdão de, quase, todas as mulheres):



Lol!


domingo, setembro 08, 2013

Obama Prémio Nobel da Paz: uma denúncia extraordinária e bem-humorada na Tempi


Vabbè, ma a ‘sto punto diamoglielo pure a Bush il Nobel per la Pace, no?

Invia per Email Stampa
agosto 31, 2013 Correttore di bozze
Dopo l’annuncio dell’intervento armato in Siria, avete visto quante bandiere della pace sui balconi? Quante manifestazioni di piazza? Quanti appelli “no war”? No? Come no?
                       
Per capire perché gli Stati Uniti d’America sono oggi molto più apprezzati nel mondo, bisogna partire da un presupposto fondamentale.
Il presidente Barack Obama è un premio nobel per la pace

President_Barack_Obama_with_the_Nobel_Prize_medal_and_diploma
Mentre George Bush Jr è

nazi bush
 
In seguito agli attentati di Al Qaeda dell’11 settembre, Bush ha portato gli Stati Uniti in due guerre.
In Afghanistan (2001 – in corso)
 
Afghanistan
 
E in Iraq (2003 – 2011)
 
Iraq
 
Bush ha anche imprigionato i sospetti terroristi nel campo di prigionia di massima sicurezza di Guantánamo
 
Guantanamo
 
Ai tempi della presidenza Bush (2001 – 2009) migliaia di pacifisti italiani manifestarono più volte a Roma e in altre città d’Italia e del mondo per protestare contro le politiche guerrafondaie degli Stati Uniti, in Iraq e in Afghanistan, e contro le violazioni dei diritti umani nella base di Guantánamo
 
ManifestazioneRoma
 
Finita l’era Bush, nel 2009 inizia quella di Obama, che promette la fine di tutte le guerre di Bush e la chiusura del campo di prigionia di Guantanamo. “Yes we can” è il suo motto
 
Yes_We_Can
 

Una volta presidente degli Stati Uniti, Obama non chiude la prigione di Guantánamo
 
Guantanamo2
 
Prosegue la guerra in Afghanistan, iniziata dal suo predecessore

AFGHANISTAN US ARMY BIRTHDAY
 
Amplia la guerra globale al terrore, affidandosi ai droni e alla politica degli “omicidi mirati” in Yemen, Somalia e Pakistan
 
Drone
 
Nel 2011, sostiene apertamente la “primavera araba”

Egitto, scontri tra sostenitori Morsi e oppositori
 
Spinge la Nato a intervenire in Libia, attraverso bombardamenti e attacchi aria-terra

geninazzi-libia-terra-attacco-jpg-crop_display

 
E per finire, nel 2013, valuta di bombardare la Siria, in rappresaglia a un presunto attacco chimico da parte di Assad, avvenuto il 21 agosto, nella periferia di Damasco
 
USN_Amphibious_assault_ships
 

La reazione dei pacifisti italiani alle mancate promesse di Obama, agli omicidi mirati in Yemen, Somalia e Pakistan, al bombardamento della Libia, e alla possibilità di un bombardamento della Siria è stata finora simile a questa
 
800px-Colosseo_-_panoramica_-_Scuba_Beer



Leggi di Più: Siria. Ma dove sono i pacifisti? | Tempi.it
Follow us: @Tempi_it on Twitter | tempi.it on Facebook

Síria: e se as armas químicas tivessem sido despoletadas, por engano, pelos rebeldes?

Tratar-se ia então, a situação actual, de um claro absurdo e daqui a uns anos arriscamo-nos a descobrir, que, como com as armas de destruição maciça, no Iraque, tudo se trata de um horrível e atroz engano...

A notícia retirei-a daqui. Trata-se da revista Tempi que a todos os títulos recomendo.

Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi per sbaglio le armi chimiche». Il reportage che nessuno cita

Invia per Email Stampa
settembre 3, 2013 Leone Grotti
Un clamoroso reportage da Ghouta, dove si sarebbe verificato l’attacco chimico, di Mint Press News raccoglie le testimonianze dei ribelli: «Le armi venivano dall’Arabia Saudita»
siria-ghouta-armi-chimicheIn Siria, a Ghouta, sono esplose armi chimiche ma secondo ribelli locali non è stato il dittatore Bashar al-Assad ad utilizzarle ma i ribelli stessi, per errore. La notizia è contenuta in un reportage pubblicato lo scorso 29 agosto su Mint Press News, che non è stato ripreso dai quotidiani italiani, firmato da Dale Gavlak (che dalla Giordania collabora da anni con Associated Press) e Yahya Ababneh, che ha condotto interviste e ricerche sul campo in Siria. Interviste che hanno dell’incredibile (e suscitano qualche sospetto) dal momento che le dichiarazioni dei ribelli contenute vanno contro il loro stesso interesse, scagionando di fatto Assad.
«UN QUADRO MOLTO DIVERSO». «Da numerose interviste con dottori, residenti di Ghouta, ribelli e le loro famiglie, emerge un quadro molto diverso» rispetto a quello prospettato da Barack Obama, Regno Unito e Francia, secondo cui Assad avrebbe ucciso con un attacco a base di armi chimiche il 21 agosto tra le 355 e le 1700 persone a Ghouta, un sobborgo della capitale Damasco. Il reportage cita l’intervista a Abu Abdel-Moneim, padre di un combattente ribelle: «Mio figlio è venuto da me due settimane fa chiedendomi se sapevo che armi fossero quelle che gli avevano chiesto di trasportare», armi«con una struttura a forma di tubo» e altre simili a «grandi bombole di gas».
ARMI CHIMICHE USATE DAI RIBELLI. Abdel-Moneim rivela che suo figlio insieme ad altri 12 ribelli è morto per i gas chimici in un tunnel dove erano soliti stoccare le armi che un militante dell’Arabia Saudita, che guida una fazione ribelle, portava da Riyad. Un’altra combattente ribelle, soprannominata solo “K” per non farsi identificare, afferma: «[I sauditi] non ci avevano detto che cos’erano queste armi o come usarle. Non sapevamo fossero armi chimiche, non potevamo neanche immaginarlo». Secondo un altro ribelle di Ghouta, “J”, «queste armi hanno subito destato la nostra curiosità. Sfortunatamente, alcuni dei combattenti le hanno maneggiate con leggerezza e le hanno fatte esplodere».
RUOLO DELL’ARABIA SAUDITA. Secondo i reporter, dunque, delle armi chimiche sono effettivamente esplose in Siria ma non per mano del regime di Assad, bensì per mano dei ribelli, che le hanno ottenute dall’Arabia Saudita. «Oltre una dozzina di ribelli intervistati ci ha detto di essere stipendiato dal governo saudita», continua l’articolo.
«CHI HA USATO LE ARMI?». Dopo una disamina attenta del coinvolgimento a fianco dei ribelli dell’Arabia Saudita nel conflitto siriano, l’articolo riprende, condividendola, anche una considerazione di Peter Oborne per il Daily Telegraph: «Gli unici che hanno tratto benefici dalle atrocità sono stati i ribelli, che stavano perdendo la guerra e che ora hanno l’America e la Gran Bretagna pronte a intervenire al loro fianco. Mentre sembrano esserci pochi dubbi che le armi chimiche siano state usate, non è ancora certo chi le abbia usate. È importante ricordare che Assad è già stato accusato in precedenza di aver usato gas velenoso contro i civili. Ma allora, Carla del Ponte, commissario delle Nazioni Unite in Siria, ha concluso che i ribelli, non Assad, erano probabilmente responsabili».
Firma l’appello contro l’intervento armato in Siria


Leggi di Più: Siria, ribelli: «Abbiamo fatto esplodere noi armi chimiche» | Tempi.it
Follow us: @Tempi_it on Twitter | tempi.it on Facebook

terça-feira, janeiro 22, 2013

Ainda a posse de Obama




 
 
Há quase um ano atrás em Washington participei, pela segunda vez na vida, no National Prayer Breakfast, onde tive a ocasião de presenciar e ouvir, à distância de apenas uns poucos metros, o discurso do presidente Obama.
 
Se o recordo hoje é porque, ao contrário do que tinha sido o teor da sua intervenção no ano anterior (mais na primeira pessoa, sobre a sua experiência de fé cristã) a intervenção de 2012 foi muito política e tendo como conteúdo essencial a defesa das suas políticas "sociais" usando uma hábil analogia com a história da vida pública e pregação de Jesus. Não gostei, confesso, e como eu creio a maioria da sala.
 
A memória desta intervenção veio-me com as referências que hoje vi na comunicação social ao que terá sido o conteúdo do seu discurso ontem na tomada de posse pública como presidente dos Estados Unidos, chegando ao ponto de trazer à baila (sem surpresa, é infelizmente verdade) os temas mais "de ponta" de um discurso aguerrido de quem tem uma agenda (dita progressista) e está decidido a levá-la a cabo, sem as inibições que terá experimentado no seu primeiro mandato.
 
Se por um lado é de temer o pior (não uma tragédia porque graças a Deus lá está o Congresso para o travar...) por outro não se pode deixar de invejar a situação: um presidente que foi eleito e confortado nesse apoio pretende realizar as suas ideias e conta com o apoio dos seus no Congresso e do povo que o elegeu para isso. O que não se pode dizer seja bem o caso em alguns países europeus e no nosso em particular... 


segunda-feira, janeiro 21, 2013

Sobre a posse de Barak Obama




Embora tenha muito sérias dúvidas sobre se é o presidente de que os Estados Unidos e o mundo precisam e fundadas reticências às suas políticas "sociais" (desde o seguro de saúde cuja obrigatoriedade viola a liberdade religiosa, pela primeira vez na história daquele país, ao seu apoio ao aborto e ao casamento gay) não é possível caír no erro frequente da imprensa esquerdista que, no insulto a Georges Bush (filho) ou a Ronald Reagan, admitiam que fosse possível um "pateta" chegar à Casa Branca.

Se Obama é presidente dos Estados Unidos além da primeira e fundamental razão (os americanos assim quiseram por maioria dos seus representantes) é porque para isso tem as qualidades necessárias e o peso político necessário. É uma pena (do meu ponto de vista) mas é assim.

O que não me impede de um sorriso quando penso nas suas promessas irrealistas e ingénuas sobre Guantanamo que infelizmente continua bem aberta entre outras razões porque a Europa tão defensora dos direitos humanos se recusa a aceitar "abrigar" um sequer dos seus prisioneiros...

Uma nota final: o "pormenor" impressionante dos presidentes dos Estados Unidos tomarem posse, jurando sobre uma Bíblia. Se fosse em Portugal era um chinfrin que nem quero imaginar...! Mas sabe Deus como ele (Obama) precisa Dele...! (nomeadamente pelo "simples" facto [que peso, meu Deus!] que decide da morte de pessoas, veja-se ao autorizar o uso e alvos dos Drones, no quadro da guerra ao terrorismo...)

terça-feira, janeiro 15, 2013

A Liberdade religiosa em perigo!

Um amigo enviou-me hoje um artigo, creio que retirado do boletim Infovitae editado pelo Padre Nuno Serras Pereira, onde além de se retomar uma exortação do Papa Bento XVI à coragem e desassombro dos Bispos na afirmação das verdades da Fé e das consequências que daí decorrem, também no campo social, se referiam diversas declarações de Bispos americanos que em face da perseguição à Igreja Católica conduzida neste momento por Obama, estes constatavam como cada vez mais cresce uma cristianofobia que qualquer dia não hesitará numa repressão judicial e penal dos católicos e da hierarquia da Igreja. E ás tantas lia-se esta parte:

In Chicago, Cardinal Francis George said in 2010 that, given the hostile direction the US government and society in general, “I expect to die in bed, my successor will die in prison and his successor will die a martyr in the public square.”

Exagero? Infelizmente a notícia abaixo da Renascença dá-nos sérias razões para temer que tudo acabe por acontecer mais rápido que a previsão acima...



Casos de liberdade religiosa rejeitados no Tribunal dos Direitos do Homem
Editado por Filipe d’Avillez
Inserido em 15-01-2013 17:26
Das quatro queixas por discriminação no local de trabalho, apresentados por britânicos em Estrasburgo, apenas foi dada razão a Nadia Eweida, despedida da British Airways por não retirar um crucifixo.

O Tribunal Europeu dos Direitos do Homem (TEDH) rejeitou três queixas de cidadãos britânicos que alegavam discriminação religiosa no local de trabalho.

O tribunal decidiu, esta terça-feira, que os tribunais nacionais tinham agido bem nos casos de Shirley Chaplin, Lillian Ladele e Gary McFarlane.

Chaplin perdeu o seu emprego como enfermeira quando se recusou a retirar um crucifixo de volta do pescoço. Ladele foi despedida depois de pedir para não ter de oficiar em cerimónias de união de facto entre homossexuais e McFarlane, que é terapeuta sexual, ficou sem emprego depois de dizer formalmente que não queria desenvolver esse tipo de trabalho com “casais” homossexuais. Todos invocaram as suas crenças religiosas para defender as suas posições.

A única queixosa a quem foi dada razão foi uma ex-funcionária da British Airways. Nadia Eweida tinha sido despedida quando se recusou a retirar o seu crucifixo, apesar de mais tarde a empresa ter alterado as suas normas, passando a permitir esse tipo de adereços religiosos.

No seu caso o TEDH alegou que os tribunais domésticos tinham dado demasiado peso à pretensão, em si legítima, da BA querer projectar uma certa imagem empresarial, não atribuindo importância suficiente ao direito à liberdade de religião, protegida pelo artigo 9º da Convenção Europeia dos Direitos Humanos.

No caso de Shirley Chaplin, contudo, apesar de ser muito parecido, o Tribunal Europeu teve em conta o facto de o hospital ter pedido a remoção do crucifixo por uma questão de saúde, por considerar que poderia ser um veículo de transmissão de infecção, defendendo o direito do hospital tomar esse tipo de decisão.

Já nos dois casos envolvendo objecção à prática homossexual rejeitou as queixas afirmando que em ambos os casos as entidades empregadoras tinham a obrigação de não discriminar contra os seus utentes e que por essa razão não podiam empregar pessoas que se recusavam a trabalhar com “casais” homossexuais.

O Tribunal Europeu atribuiu uma compensação de apenas 2000 euros a Nadia Eweida. A britânica, uma cristã copta de origem egípcia, congratulou-se pela decisão mas lamentou que os outros três queixosos não tivessem visto reconhecidos os seus direitos à liberdade religiosa e de consciência.

Chaplin, Ladele e McFarlane ponderam agora recorrer à grande câmara do TEDH, onde o caso será reavaliado por um painel de 17 juízes.

quarta-feira, novembro 07, 2012

Eleições americanas: as diferenças entre Romney e Obama




Pois é...Romney perdeu...mas é pena...!

Este vídeo (acima) foi praticamente o filme final da campanha e traça bem as diferenças entre Mitt Romney e Obama.

E vale a pena ver na íntegra as suas (de Romney) declarações de reconhecimento da derrota, agradecimentos de campanha e pedido de oração pelo presidente Obama. Está aqui em baixo e dura 5 minutos.

Realmente a diferença que há entre a política na América e na Europa...! Lá uma campanha política daquela dimensão termina com o candidato derrotado a rezar pelo candidato vencedor...!


segunda-feira, novembro 05, 2012

Eleições USA: a minha aposta em Mitt Romney



Hoje no Diário de Notícias Luis Queiró diz melhor do que sou capaz no artigo A minha aposta em Mitt Romney porque também eu estou com este candidato e desejo ardentemente o mesmo vença amanhã as eleições presidenciais americanas.

Só um ponto posso acrescentar: com Mitt Romney estaremos seguros contra os escandalosos e inéditos atentados de Obama contra a liberdade religiosa (um ataque ao coração da ideia de liberdade que fez grande a América) e consideravelmente mais amparados nas reivindicações pro-família e pro-vida às quais o actual presidente com aquele ar cândido que Nosso Senhor lhe deu se tem oposto...

domingo, outubro 07, 2012

Obama ou como o casamento é verdade...

Bem entendido que nutro o maior dos desejos que os Obamas regressem a casa já neste mês de Novembro e o visionamento do vídeo abaixo não me fez esquecer nem o apoio que os Obamas têm dado ao aborto e ao casamento gay, nem o ataque sem precedentes à liberdade religiosa que se vive hoje em dia nos Estados Unidos, nem tantas outras coisas sucedidas (ou sobretudo não sucedidas) que demonstraram a inconsistência do homem.

Mas a graça que encontrei neste vídeo, certamente cozinhado pelos seus campaigners, justifica que aqui o coloque. Porque é tão engraçado verificar como apesar de todas as nossas diferenças, entre todos nós, os humanos, há uma unidade no género humano, uma comunhão de experiências, uma identidade essencial do coração humano, uma universalidade nos sentimentos, uma comum vivência da instituição familiar, que, melhor que todos os discursos, mostra como só podemos ter uma idêntica e comum origem e como de facto deveremos ter sido feitos "á imagem e semelhança" de Alguém...!

No caso são os 20 anos de casados. Quem de nós que teve a sorte e a graça de os alcançar (cá em casa vamos nos 26 anos...) não se identifica com esta história, assim contada neste vídeo...? ;-)



quarta-feira, setembro 19, 2012

Mitt Romney: oh pra eles a mostrar o que a casa gasta...!



O escândalo que hoje a imprensa faz a propósito das declarações de Mitt Romney num encontro com financiadores da sua campanha e que foram clandestinamente filmadas e depois divulgadas (nota: o que seria se os republicanos tivessem feito a mesma coisa com Obama? Seriam insultados de Watergate para baixo ou para cima...!) é daqueles paradigmáticos em que grande parte da comunicação social revela o que a casa gasta e como ser independente e neutral, como o exigem as regras da profissão, está definitivamente fora do alcance da maioria dos nossos jornalistas, aqui em Portugal, na Europa ou na América, e por esse mundo fora...

Vale por isso a pena ler esta notícia do Business Insider e ver este vídeo:

terça-feira, setembro 18, 2012

EUA: os Bispos católicos e Obama



Abp Chaput on voting for Obama: ‘I certainly can’t vote for somebody who’s pro-choice’


PHILADELPHIA, Sept. 17, 2012 (LifeSiteNews.com) - As the November general election approaches, America’s Catholic bishops have been walking a fine line as they strive to avoid appearances of partisanship while at the same time they wage a high-profile battle against the Obama administration over religious freedom.

Earlier this month, one of the leading lights in the U.S. episcopate insisted he “certainly” could not vote for Obama, while not specifically endorsing his Republic opponent Mitt Romney.

Asked whether a Catholic could vote for Obama in good faith, Archbishop Charles Chaput of Philadelphia replied: “I can only speak in terms of my own personal views. I certainly can’t vote for somebody who’s either pro-choice or pro-abortion.”

In a wide-ranging interview with John Allen, Jr. of the National Catholic Reporter, published Friday, the archbishop drew a sharp distinction between a candidate’s “prudential judgments” about how we care for the poor, and his position on an intrinsic evil like abortion.

Responding to concerns over the budget proposed by Republican vice presidential candidate Paul Ryan, which some Catholic bishops and other critics had called immoral because it cut programs to the poor, the archbishop pointed out that people of good faith can legitimately disagree over the role of government in providing aid to the poor.

“Jesus tells us very clearly that if we don’t help the poor, we’re going to go to hell,” he insisted. “But Jesus didn’t say the government has to take care of them, or that we have to pay taxes to take care of them. Those are prudential judgments.”

“You can’t say that somebody’s not Christian because they want to limit taxation,” he continued. “To say that it’s somehow intrinsically evil like abortion doesn’t make any sense at all.”

The archbishop, while noting he is a registered independent, said he has “deep personal concerns about any party that supports changing the definition of marriage, supports abortion in all circumstances, wants to restrict the traditional understanding of religious freedom.”

Chaput also said the bishops’ Fortnight for Freedom campaign in the summer was a success in raising greater awareness among Catholics about the grave threat to religious freedom facing America.

“The history of the world demonstrates that if we aren’t always on guard about religious freedom, we’ll lose it. It happens everywhere, and it could happen in the 

United States,” he observed.

“I would never have thought, even ten years ago, that we would be dealing with it so quickly,” he added.

On the HHS mandate, Chaput said he “can’t imagine” the courts would not overturn it. “If we don’t win, I’ll be astonished, and I’ll be even more worried about the future of religious freedom in our country,” he said.

“Those who oppose us on the mandates are very insistent. I thought they would back down by now, but they haven’t,” he continued. “We have to fight as vigorously in opposing them as they are in imposing them. Who’s going to win? I don’t know. It will be whoever fights the hardest and wins the hearts and minds of the people.”

Read the full interview at the National Catholic Reporter.

domingo, agosto 05, 2012

Obama: a triste realidade



Impressiona-me sempre como a esquerda não se engana nos seus alvos e a comunicação social é um canal dócil de transmissão da sua mensagem...estas linhas vindo a propósito da barragem de fogo a que foi sujeito Mitt Romney aquando da sua recente digressão europeia e onde só quase faltou que lhe chamassem atrazado-mental...sendo esta campanha tão eficaz que levou tudo por arrasto como se pode ver neste post do Blog EUA 2012.

E no entanto sabe Deus como haveria motivo de notícia nos sucessivos falhanços de Obama e no desastre para a América que é a sua governação além de risiveis e mirificas tantas das suas promessas eleitorais...

Um exemplo mais é este pequeno artigo saído na Newsmax e que mostra como são ruinosos os seus (de Obama) planos de dinamização da economia americana e também como sai sempre muito caro ao contribuinte todas as iniciativas do Estado ainda que bem intencionadas nas suas motiviações. No caso a dinamização do sector das energias alternativas e a paralela megalomania da criação de empregos a partir de acções do Governo...impressionante!


Obama’s Green Energy Disaster: $578,333 per Job

Back in November 2008, presidential candidate Barack Obama vowed: “We’ll invest $15 billion a year over the next decade in renewable energy, creating five million new green jobs that pay well.”

Going on four years later, “Obama seems incapable of keeping this promise,” nationally syndicated columnist Deroy Murdock writes in an analysis published by National Review Online.

The Department of Energy’s website boasts that three “clean energy” initiatives loaned $34.7 billion and created “nearly 60,000” jobs.

It does not point out that each of these jobs therefore cost taxpayers $578,333.

Murdock cites figures showing that private employers pay workers on average $62,757 a year in wages and benefits. So Obama is “creating jobs” at 922 percent of the private sector’s cost of employing workers for a year, says Murdock, a media fellow with the Hoover Institute on War, Revolution, and Peace at Stanford University.

He also notes that the Obama administration has subsidized at least 10 “green” companies that went bust.

The most publicized of these failures was Solyndra, a solar-panel maker that received $535 million in loan guarantees before filing for bankruptcy in August 2011.

Murdock pointed to 10 failures, including:

  • Panel maker Abound Solar ate up $70 million of its $400 million Department of Energy (DOE) loan guarantee and filed for Chapter 7 liquidation on July 2.
  • Solar Trust planned on building the world’s largest solar-power plant, and the DOE offered a $2.1 billion loan guarantee provided the firm raised private capital. Solar Trust filed for Chapter 11 bankruptcy on April 2.
  • Enerl, an electric car battery company, got a $118.5 million DOE stimulus grant in August 2009 and filed for Chapter 11 bankruptcy on Jan. 26.
  • Energy Conversion Devices, a solar-laminate supplier, received a $13.3 million stimulus tax credit to update its Michigan factory and hire some 600 people. It filed for bankruptcy in February.
  • Raser Technologies received a $33 million stimulus grant to develop a geothermal plant in Utah. Raser declared bankruptcy in April 2011.

The 10 failed projects alone cost $3.4 billion in taxpayer funds and commitments, according to Murdock, who concludes: “Rather than slam Mitt Romney’s tenure at Bain Capital — which deployed private capital behind Staples, Sports Authority, and other still-thriving corporations — President Obama should beg taxpayers’ forgiveness for pouring their hard-earned cash down at least 10 green rat holes.”


terça-feira, abril 24, 2012

Eleições americanas: a imposição dos media


Agora que com Santorum fora de jogo nada parece poder evitar que Mitt Romney seja o candidato dos republicanos às presidenciais americanas, os media procuram estabelecer (melhor se diria impor) as regras do debate e o que pode ou não ser defendido por este candidato em campanha...

Sem perceber que o que gera os fenómenos que depois não percebem (como e sem comparação possivel mas apenas para exemplificar o que aconteceu com Marine Le Pen em França) é precisamente que os eleitores estão fartos da conversa enrolada dos "moderados de serviço" e cada vez mais decididos a arriscar (algumas vezes, sobretudo na Europa, infelizmente, é verdade) nos candidatos que "partem a louça toda".

Isto é, a autenticidade e a energia política estão a dar frutos e quem se quiser afastar destas arrisca-se a ficar como os tolos a meio da ponte perdendo o seu espaço natural e não ganhando nada fora deste (domesticamente veja-se o caso de Cavaco que sem ganhar votos à esquerda, perdeu 500 mil à sua direita, com predominio nos conselhos onde o Não no último referendo do aborto havia ganho...).

Concluindo: o que poderá eventualmente fazer Romney vencer é quanto mais republicano este for. Porque para assegurar os valores democratas Obama chega e sobra...!


quinta-feira, abril 19, 2012

Estados Unidos: taxar os ricos

Confesso que não sou propriamente um especialista em teoria da justiça e equidade fiscal mas pareceu-me bem o chumbo pelos republicanos da Regra Buffett que pretendia um aumento fiscal para os mais ricos. Não só porque tendencialmente desconfio do que Obama defende mas também porque (e recorrendo aos exemplos do jornal Público) não me choca que 374 mil dólares (de rendimento anual, mais ou menos 300 mil euros) paguem 35% de imposto (receita fiscal de 105 mil euros) e 21.7 milhões de dólares (de rendimento anual, mais ou menos 17 milhões de euros) paguem 13.9% de imposto (receita fiscal de 2,4 milhões de euros)...
Maxime, concordaria com a diminuição da despesa do Governo americano (é o meu conjunto de costelas Tea Party) e que diminuisse também a taxação dos rendimentos "mais baixos" (do exemplo)...
Sem falar que sem riqueza não há investimento nem, nos Estados Unidos, esmagadora beneficiência...!

quarta-feira, fevereiro 15, 2012

Obama: o ataque continua



É o título deste interessante editorial de Monsenhor Albacete (foto acima) no Il Sussidiário de hoje:

Obama, l'attacco continua
Lorenzo Albacete
 
mercoledì 15 febbraio 2012

Dopo settimane di critiche, l’Amministrazione Obama ha proposto quello che definisce un “adattamento” alle critiche, provenienti dai vescovi cattolici e da altre parti, alla nuova norma federale che impone a ospedali, istituzioni caritatevoli e università a base religiosa di fornire ai propri dipendenti, senza loro partecipazione al costo, polizze assicurative comprensive della contraccezione.
La nuova formulazione dovrebbe permettere ai datori di lavoro contrari per questioni religiose alla contraccezione la stipulazione per i loro dipendenti di polizze assicurative separate, liberando così queste organizzazioni dal dovere di fornire direttamente polizze relative al controllo delle nascite. Questa “soluzione” non solo consentirebbe alla Amministrazione di sostenere che sta rispettando la promessa di fornire “cure sanitarie preventive” a tutte le donne, ma darebbe anche tempo ai vescovi di affrontare il fatto che probabilmente la maggior parte dei cattolici americani non ritengono sbagliata la contraccezione, compresi, ho il sospetto, un numero non piccolo di preti.

Riuscirà questo aggiustamento a soddisfare le critiche al presidente, ponendo fine alla controversia che, nelle ultime settimane, ha messo in imbarazzo entrambe le parti? Riuscirà a soddisfare i sostenitori di Obama e i suoi finanziatori che vorrebbero che smettesse di nascondere le sue più intime convinzioni? Permetterà ai cattolici che appoggiano la contraccezione, preti e laici, di accantonare questo tema che ha danneggiato l’unità ecclesiale fin dalla condanna della contraccezione nell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI? Almeno per il momento, non sembrerebbe che questo tema stia per essere abbandonato, anche se non è mai stato molto importante al di fuori degli ambienti dei cattolici impegnati, dei movimenti femministi e dei media.

Questo presunto adattamento è “inaccettabile”: “Nella teologia morale cattolica c’è un principio semplice”, dice Tom Crowe in Catholic Vote, “se uno sostiene concretamente il peccato grave di un altro e lo facilita coscientemente, diventa anch’egli colpevole di quel grave peccato”. Qual è la differenza tra chiedere alle istituzioni religiose di informare i loro dipendenti su dove trovare la copertura per la contraccezione e pretendere che la forniscano direttamente? In entrambi i casi, il governo costringe i cattolici a “sostenere un atto altamente immorale”. Ciò rimane “una violazione della libertà di religione. Compromesso o aggiustamento, è comunque inaccettabile”.

Durante un lungo dibattito alla MNSBC (canale televisivo digitale) nella trasmissione Morning Joe condotta da Joe Scarborough e Mika Brzezinski, quest’ultima ha espresso il suo dissenso verso l’affermazione di Peggy Noonan, del Wall Street Journal, che l’Amministrazione Obama, su questo tema, sta disinformando il pubblico in modo “malizioso”. Noonan ha risposto con una lezione sul modo in cui la Casa Bianca sta travisando l’argomento per ragione politiche.

Noonan ha poi chiesto a Joe Scarborough: “A questo punto dello scontro, credi che la casa Bianca, la National Abortion Action Rights League e Planned Parenthood abbiano deciso, per malignità e per vantaggi politici, di presentare questo intricato problema come un semplice disaccordo sulla contraccezione? (Pensi che) la Chiesa cattolica stia tentando di cancellare la contraccezione? Che quei cattivi stiano tentando di far confusione sulla contraccezione?”. Scarborough ha risposto: “Sì”. Noonan ha replicato: “Non si tratta di questo, non è attorno a questo che avviene lo scontro e si è creato il pasticcio. Ma quello che stai suggerendo, se non mi sbaglio, è che le motivazioni politiche stanno intorbidando la questione in questo modo”.

Un po’ più tardi, dopo l’intervallo pubblicitario, Brzezinski è intervenuta dicendo: Vorrei che mi spiegassi la scelta della parola 'maligno'. Dai, Peggy!” Noonan ha risposto: “Malignità politica…” “Cosa?”, ha interrotto Brzezinski, “Cercare di ottenere dei contraccettivi?”. “(Si ha malignità politica) quando si prende un tema politico serio e lo si presenta e lo si disaggrega in un modo non vero, ma che può eccitare gente che si pensa intimamente non sia informata”, ha replicato Noonan.

“Se la Casa Bianca trasforma questo tema in una discussione sulla contraccezione cosicché la gente normale che, ammettiamolo, ha un’attenzione marginale per i notiziari, che ha una vita reale e non è necessariamente interessata dai notiziari”, ha continuato Noonan, “se costoro cominciano a pensare ‘Aspetta un momento, c’è un branco di gente viscida che si oppone al mio diritto di andare alla mia farmacia e prendere contraccettivi’, se è questo che Joe dice intendono fare, beh, questa è pura malignità”.

Questo sembra lo schema in cui verrà costretto il dibattito d’ora in poi: contraccezione verso i diritti delle donne. I vescovi hanno ragione nel sostenere che è in discussione la libertà religiosa, tuttavia in questo scontro potrebbero trovare anche una opportunità per mostrare come il rifiuto della contraccezione è un passo sulla via per un vero rispetto e riconoscimento dei pieni diritti di tutte le donne, e degli uomini.

segunda-feira, fevereiro 13, 2012

Tempo de admiti-lo: a Igreja esteve sempre certa no controle de nascimentos

É o titulo de um artigo saido no insuspeito Business Insider. Que está aqui e que transcrevo abaixo desta ilustração:


Time To Admit It: The Church Has Always Been Right On Birth Control
Michael Brendan Dougherty and Pascal-Emmanuel Gobry|Feb. 8, 2012, 4:39 PM|116,995|352

Sergio Dionisio/Getty

Painting the Catholic Church as "out of touch" is like shooting fish in a barrel, what with the funny hats and gilded churches. And nothing makes it easier than the Church's stance against contraception.

Many people, (including our editor) are wondering why the Catholic Church doesn't just ditch this requirement. They note that most Catholics ignore it, and that most everyone else finds it divisive, or "out-dated." C'mon! It's the 21st century, they say! Don't they SEE that it's STUPID, they scream.

Here's the thing, though: the Catholic Church is the world's biggest and oldest organization. It has buried all of the greatest empires known to man, from the Romans to the Soviets. It has establishments literally all over the world, touching every area of human endeavor. It's given us some of the world's greatest thinkers, from Saint Augustine on down to René Girard. When it does things, it usually has a good reason. Everyone has a right to disagree, but it's not that they're a bunch of crazy old white dudes who are stuck in the Middle Ages.

So, what's going on?

The Church teaches that love, marriage, sex, and procreation are all things that belong together. That's it. But it's pretty important. And though the Church has been teaching this for 2,000 years, it's probably never been as salient as today.

Today's injunctions against birth control were re-affirmed in a 1968 document by Pope Paul VI called Humanae Vitae. He warned of four results if the widespread use of contraceptives was accepted:
1. General lowering of moral standards
2. A rise in infidelity, and illegitimacy
3. The reduction of women to objects used to satisfy men.
4. Government coercion in reproductive matters.

Does that sound familiar?

Because it sure sounds like what's been happening for the past 40 years.
As George Akerloff wrote in Slate over a decade ago,
By making the birth of the child the physical choice of the mother, the sexual revolution has made marriage and child support a social choice of the father.

Instead of two parents being responsible for the children they conceive, an expectation that was held up by social norms and by the law, we now take it for granted that neither parent is necessarily responsible for their children. Men are now considered to be fulfilling their duties merely by paying court-ordered child-support. That's a pretty dramatic lowering of standards for "fatherhood."

People.com
Today's moral lodestar
How else are we doing since this great sexual revolution? Kim Kardashian's marriage lasted 72 days. Illegitimacy: way up. In 1960, 5.3% of all births in America were to unmarried women. By 2010, it was 40.8% [PDF]. In 1960 married families made up almost three-quarters of all households; but by the census of 2010 they accounted for just 48 percent of them. Cohabitation has increased tenfold since 1960.

And if you don't think women are being reduced to objects to satisfy men, welcome to the internet, how long have you been here? Government coercion: just look to China (or America, where a government rule on contraception coverage is the reason why we're talking about this right now).
Is this all due to the Pill? Of course not. But the idea that widely-available contraception hasn't led to dramatic societal change, or that this change has been exclusively to the good, is a much sillier notion than anything the Catholic Church teaches.

So is the notion that it's just OBVIOUSLY SILLY to get your moral cues from a venerable faith (as opposed to what? Britney Spears?).

But let's turn to another aspect of this. The reason our editor thinks Catholics shouldn't be fruitful and multiply doesn't hold up, either. The world's population, he writes, is on an "unsustainable" growth path.
The Population Bureau of the Department of Economic and Social Affairs of the United Nations sees (PDF, h/t Pax Dickinson) the rate of population growth slowing over the next decades and stabilizing around 9 billion in 2050…and holding there until 2300. (And note that the UN, which promotes birth control and abortions around the world, isn't exactly in the be-fruitful-and-multiply camp.)

More broadly, the Malthusian view of population growth has been resilient despite having been proven wrong time and time again and causing lots of unnecessary human suffering. For example, China is headed for a demographic crunch and social dislocation due to its misguided one-child policy.
Human progress is people. Everything that makes life better, from democracy to the economy to the internet to penicillin was either discovered and built by people. More people means more progress. The inventor of the cure for cancer might be someone's fourth child that they decided not to have.
So, just to sum up:
• It's a good idea for people to be fruitful and multiply; and
• Regardless of how you feel about the Church's stance on birth control, it's proven pretty prophetic.

DON'T MISS: OBAMA'S WAR ON THE CATHOLIC CHURCH: An Explainer →
Please follow Politics on Twitter and Facebook.
Follow Michael Brendan Dougherty on Twitter.
Ask Michael A Question >
Tags: Catholicism, Henry Blodget, Sex, Family, Religion, Department of Health and Human Services | Get Alerts for these topics »

Read more: http://www.businessinsider.com/time-to-admit-it-the-church-has-always-been-right-on-birth-control-2012-2#ixzz1mHNaYABw

Obama recua na questão da contracepção (titula o DN)

A questão na verdade é que Obama recuou (e ainda bem) na questão de obrigar as entidades religiosas, nas suas iniciativas civis, a providenciar obrigatoriamente aos seus funcionários, a cobertura de "saúde reprodutiva" (aborto, contracepção, etc.), nos respectivos seguros...Mas numa de "xico esperto" como se pode concluir deste artigo...e por isso a luta continua!

A um ano das eleições e a ver fugir-lhe o eleitorado católico foi, do ponto de vista dele, o melhor que fez. Do nosso ponto de vista (da Igreja Católica e de todas as outras confissões religiosas que de imediato se solidarizaram com aquela), da liberdade religiosa, também (foi o melhor que ele fez...;-) Mas a ofensa continua e por isso a luta também...


A notícia no DN é esta:

Obama deu hoje uma conferência de imprensa para anunciar as novas regras para a comparticipação da contracepção

Fotografia © Larry Downing/ Reuters

O presidente dos Estados Unidos apresentou uma nova proposta para a comparticipação de contracetivos pelos planos de saúde das empresas, de modo a chegar a acordo com os líderes religiosos católicos que se tinham manifestado ativamente contra o primeiro plano apresentado pelo presidente.

De acordo com as novas regras, as empresas geridas por instituições religiosas (como, por exemplo, universidades e hospitais) e que têm planos de saúde para os empregados não serão obrigadas a incluir nesses benefícios o pagamento de um contracetivo.

Em contrapartida, essa responsabilidade deverá ser assegurada pelas seguradoras, que terão de providenciar, gratuitamente, o acesso dos seus segurados à contracepção, explicou o presidente Obama em conferência de imprensa.

"Assim, as organizações religiosas não terão que pagar diretamente por estes serviços", explicou Obama. "Cada mulher deverá tomar ela própria as decisões que dizem respeito à sua saúde", disse, reafirmando que "as mulheres devem ter acesso aos métodos contracetivos gratuitamente, independentemente do lugar onde trabalhem."

Este era um dos mais polémicos items do plano de saúde aprovado por Obama em 2010 e que deverá estar plenamente em vigor até 2014. Os líderes religiosos católicos manifestaram imediatamente a sua discordância e a polémica tomou logo grandes dimensões, uma vez que os EUA vivem neste momento em período de campanha eleitoral. Se as instituições religiosas fossem obrigadas a incluir a contraceção nos seus planos de saúde, isto seria visto como um atentado à liberdade religiosas, defendeu o partido Republicano.

"Não se trata de um problema só de contracepção, é um problema de liberdade económica, de liberdade de expressão e de liberdade religiosa. Trata-se do governo controlar as vossas vidas", declarou Rick Santorum, um dos candidatos à nomeação republicana. "Isto tem de parar."

quarta-feira, fevereiro 08, 2012

USA: e se o povo estiver farto de votar "ao centro"...?

As vitórias de Santorum ontem vieram tornar cadente a pergunta: e se o eleitor republicano, primeiro, e o americano em geral, depois, estiver farto de votar "ao centro"...? E se "o centro" decidir que quer votar "à direita"? Com quem vão então ralhar os comentadores, os inevitáveis "moderados" e os indignados com esta coisa chata do povo poder escolher livremente...? ;-)

Para além de que é uma fábula a moderação e centrismo de Obama...a começar no aborto e a terminar nas medidas violadoras da liberdade religiosa que o seu governo agora decidiu...se aquilo é moderação, vou ali e já venho...

Ou seja, depois de ontem justifica-se este tipico título brasileiro (Santorum esquenta presidenciais...;-) onde fui buscar este vídeo:

segunda-feira, fevereiro 06, 2012

Obama justifica suas políticas sociais com trechos dos Evangelhos

Pela 60ª vez realizou-se em Washington o National Prayer Breakfast. Tudo começou há mais do que esses 60 anos quando em plena 2ª Guerra Mundial Eisenhower estava com alguns membros do seu gabinete e membros do Congresso a analisar um problema que de tão complicado e em não lhe vendo solução, um dos presentes disse "isto é tão dificil que melhor mesmo era rezarmos sobre ele". Quando houve algumas risadas em resposta, essa pessoa disse "não estou a brincar". E rezaram.
(esta iniciativa não surgiu do nada, já em plena Depressão, um grupo de empresários americanos, numa cidade de que não me recordo o nome, o fazia com regularidade, e daí a ideia daquela pessoa em plena Guerra)
O costume pegou e finda a Guerra os membros do Congresso levaram-no para as respectivas Câmaras (de Representantes e Senado). Alguns anos depois os Senadores que para rezar se encontravam num pequeno-almoço semanal (como ainda hoje acontece em ambas as Câmaras sempre que há sessão no Capitólio) lembraram-se de convidar o agora presidente Eisenhower para ir rezar com eles. Sabendo disso o grupo equivalente da Câmara dos Representantes quis juntar-se ao encontro e assim nasceu o "Pequeno-almoço Nacional de Oração" que junta hoje em dia em Washington entre duas a três mil pessoas, entre eleitos, membros do governo americano, quadros da função pública, homens de negócios, membros de grupos de Oração dos 50 estados e mais recentemente eleitos, governantes, homens de negócios e altos quadros da administração de uma centena e tal de países estrangeiros (aos USA).
(sobre a edição do ano passado há este interessante artigo de Pacheco Pereira aqui).
De natureza um pouco sincrética a oração praticada nestes grupos é dominantemente protagonizada por pertencentes a diversas correntes protestantes, muito americana nesse sentido na sua expressão, cultivando-se nesse âmbito uma amizade com expoentes de outras religiões. O que explicará porque surgiu também nos USA e muito mais recentemente um "Pequeno-almoço Nacional de Oração" católico.
Como todos os presidentes americanos desde Eisenhower e pela quarta vez desde que foi eleito também Obama esteve presente.


No centro da sua intervenção (muito política e não tão pessoal como a do ano passado) estiveram as suas políticas sociais e fiscais que habilmente defendeu servindo-se para isso de citações dos Evangelhos como aqui está reportado e se pode ver neste vídeo:



O discurso foi nos dias seguintes muito referido e citado sobretudo pelos seus opositores já que aconteceu num momento em que mercê de uma decisão do seu governo se encontra em curso uma guerra aberta e acesa (que lhe poderá custar a reeleição pela deslocação do voto católico que está a provocar) entre ele e praticamente todas as confissões religiosas nomeadamente as mais representativas. No âmago da discussão a tentativa de obrigar as Igrejas, em especial a católica, mais sensível neste aspecto, a facultar aos seus funcionários, no respectivo seguro de saúde, a cobertura da chamada saúde reprodutiva (contracepção, aborto, etc.). O problema nos USA foi entendido e bem não como um problema moral mas sim de liberdade religiosa e daí o cordão sanitário de defesa em torno da Igreja Católica que foi tecido por quase todas as confissões religiosas (obedecendo àquele princípio inteligente que nas confissões religiosas se observa: defender a liberdade de um, é defender a liberdade de todos). Mais sobre esta polémica aqui.

segunda-feira, janeiro 16, 2012

Obama: parece uma embirração com o homem, mas não é...

Ás vezes até eu me convenço que às vezes parece temos (a direita mais façanhuda e/ou, sem equivalência, os católicos mais insistentes) uma embirração com o Obama que não merece ser alcunhado nem como uma fraude (como já aqui escrevi) nem tem nada de especial de que se lhe deva acusar e que justifique este desejo de que os Republicanos ganhem as próximas eleições presidenciais. Claro que é dificil não lembrar o fecho de Guantanamo (uma vergonha de facto, seja o lugar com as suas regras especiais, seja a demagogia e leviandade com que se pensou poder encerrá-lo...), mas, caramba, que mau-humor temos com o homem...!?

Depois a realidade impõem-se e notícias destas, lembram-nos que de facto é urgente correr com ele e este possa antes dos 51 anos (?) publicar a sua terceira biografia...;-) Senão, veja-se:

A verdadeira face de Barack Obama

A regra ABC [Anybody But Catholics] que Barack Obama começou a aplicar: “Todos, exceto os católicos”.

Os bispos norte-americanos não poderão receber fundos da Administração federal se não aderirem à cultura da morte.

Jorge Enrique Mújica/ReL

“Nosso programa funcionava bem no campo específico, mas não suficientemente bem para os distantes administradores que promovem a agenda do aborto e da contracepção; para aqueles que se escandalizam com o fato de que, em conformidade com os ensinamentos da Igreja, a Conferência Episcopal não promove a supressão de vidas inocentes, a esterilização e a fecundação assistida”.

São palavras da Irmã Mary Ann Walsh, porta-voz do Office of Migrations and Refugee Services, organização não-governamental de atenção aos migrantes e refugiados mais importante dos Estados Unidos. Promovido pelos bispos americanos desde 2006, atende 26% do total de imigrantes que chegam ao país, cobrindo um campo que o governo não consegue atingir, inclusive em aspectos como o combate à prostituição de mulheres imigrantes e o comércio de órgãos.

Precisamente por este trabalho o Office of Migrations and Refugee Services havia recebido apoio econômico do Departamento de Saúde e Serviços Humanitários dos Estados Unidos. Mas agora os fundos irão para o US Commitee for Refugees and Immigrants e para a Heartland & Tapestry que não se ocupam propriamente da imigração clandestina, mas do multiculturalismo.

A razão da retirada de fundos, não reconhecida explicitamente pela administração de Obama, é que o Office of Migrations and Refugee Services recusava a oferecer serviços de aborto. Os bispos americanos protestaram energicamente declarando que “parece existir uma nova regra não escrita do Departamento de Saúde. É a regra do ABC: Anybody But Catholics [Todos, exceto os Católicos].

De acordo com informações publicadas pelo periódico italiano La Bussula Quotidiana (14/11/2011), por detrás desta mudança se esconde o ACLU, que é talvez a associação para os direitos civis mais poderosa dos Estados Unidos, laicíssima e cheirando a lobby. Estes senhores pensaram em combater o governo americano por não haver obrigado a Conferência Episcopal a adequar-se ao protocolo ético sobre a reprodução firmado pelo governo americano.

Este protocolo obriga toda clínica que receba fundos do Estado a praticar abortos e esterilizações. Em tudo isto se manifesta uma dupla injustiça: a que se faz contra o Office of Migrations and Refugee Services e, em definitivo, contra os imigrantes.

Para dar um exemplo, segundo algumas estatísticas apresentadas pelo L’Osservatore Romano (“Novas exigências pastorais nos Estados Unidos”, 12/10/2011), o número de latinos nos Estados Unidos triplicará em 2025: de 22 milhões em 1990 para 66 milhões. Destes, os latinos católicos serão uns 40 milhões a mais em relação aos 13 milhões de 1990.