sábado, maio 17, 2014

Ainda o caso da rapariga cristã condenada no Sudão

Speranza per Meriam, la donna cristiana condannata a morte in Sudan: «Non possono impiccarla prima di due anni»

maggio 16, 2014 Leone Grotti
Per l’avvocato della donna, «la legge impedisce di eseguire la sentenza prima che il bambino nasca e venga allattato dalla madre per due anni. Faremo ricorso»

sudan-Meriam-Yehya-Ibrahim

Ci sono segnali di speranza per la sorte di Meriam Yahia Ibrahim, la madre cristiana ortodossa del Sudan, che ieri è stata condannata da una corte di Khartoum all’impiccagione per apostasia e a 100 frustate per adulterio. La donna è in prigione dal 17 febbraio scorso insieme al figlio di 20 mesi ed è incinta di otto mesi.
PARLA L’AVVOCATO. Come spiega l’avvocato della donna Muhanned Mustafa alla Bbc, «ci sono limiti legali che impediscono l’esecuzione della sentenza, perché è incinta. Secondo la legge, nessuna punizione è permessa fino a quando il bambino non nasce e non viene allattato dalla madre per due anni».
«FAREMO RICORSO». L’avvocato esprime anche la sua intenzione di ricorrere in appello: «La nostra strategia sarà quella di recarci alla corte di appello, alla corte suprema e a quella costituzionale. Il suo caso è unico, perché a parte un processo politico contro Mahmoud Muhammad Taha [nel 1985], ci sono stati processi a persone che dicevano di essere Dio e così via, ma mai niente di simile al caso di Meriam».
«HA DIRITTO A ESSERE CRISTIANA». Ieri davanti alla corte gruppi di persone hanno protestato pro e contro la condanna di Meriam. Alcuni hanno esposto cartelli con scritto: “Meriam ha diritto a essere cristiana” e “Ho il diritto di scegliere la mia religione”. Gruppi islamici invece hanno esultato alla notizia della sentenza gridando «Allahu Akbar», Dio è grande.
LA PRESUNTA APOSTASIA. Ibrahim è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma un uomo l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo.
Al processo diversi testimoni hanno affermato davanti alla corte che Ibrahim è sempre stata cristiana ma i giudici non hanno preso in considerazione neanche il certificato legale di matrimonio, in cui c’è scritto che lei è cristiana.

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